ongresso CIRIAF

E’ tempo di “rimboccarsi le maniche” e “voltare pagina” perché la “transizione ecologica” e la “transizione digitale, due termini che si sposano perfettamente” e abbiamo un’occasione irripetibile e “per la prima volta dal Dopoguerra” 191,5 miliardi di euro da spendere - di cui 70 per la prima e 46 per la seconda - “per mettere l’Italia sulla retta via: la via della conoscenza, della gestione del rischio e della prevenzione”.

Erasmo D’Angelis, Segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale ha portato il suo contributo di dati e progetti al XXI Congresso nazionale del Ciriaf (Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento e sull’Ambiente “Mauro Felli”) che ha dedicato a “sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente e della salute umana” la due giorni organizzata in collaborazione con l’Università degli studi di Perugia e IFel Fondazione Anci.

Intervenendo su “Criticità idrogeologiche e ambientali nelle aree interne del centro Italia“, D’Angelis ha sottolineato come queste criticità di questo pezzo di Paese ben rappresentino l’intera penisola perché “racchiudono un po’ tutti i guai, ma anche le enormi potenzialità, la grande bellezza e suggestione, la coesione e la vitalità di un territorio” e come tutte le energie e competenze a partire da quelle del mondo accademico, siano necessarie per risolverle. A proposito di sinergie, il segretario dell’Abdac, ha ricordato l’intesa con il Commissario per la Ricostruzione, Legnini e gli Atenei del Centro Italia per una “grande operazione di controllo di almeno 300 importanti frane del territorio”.

“Dobbiamo assolutamente aumentare la cultura dell’ambiente – ha aggiunto – della conoscenza dei fenomeni naturali, educare al rischio e alla sua gestione e soprattutto alla prevenzione. Lo dobbiamo fare soprattutto in centro Italia perché è l’Italia dei piccoli comuni, di identità forti, grande qualità dell’ambiente, coesione sociale, innovazione, tradizione, empatia. Un capitale umano che rischiamo di perdere perché è sempre più un territorio in abbandono. Aver concentrato sulle metropoli gli interessi, le infrastrutture, gli investimenti negli ultimi decenni, sta causando questo”.

Le “risorse incredibili” del PNRR, ha spiegato D’Angelis possono “mettere l’Italia sulla retta via per rispondere alle due grandi crisi in corso: la crisi climatica e quella delle catastrofi: frane, alluvioni, terremoti. Fortunatamente, oggi possiamo difenderci. Dalle rilevazioni che facciamo, l’Italia è il Paese dove piove di più in Europa. Piove molto e piove male: 302 miliardi di m3 in media all’anno negli ultimi 50 anni è tanta roba. A questo si aggiungono sempre più lunghi periodi di siccità che provocano inaridimento e desertificazione di intere zone. Alcune aree del Sud, ma anche del Nord Adriatico, di parte della Toscana, di parte anche delle nostre zone costiere. Si assiste alla salinizzazione di alcune falde costiere: chi annaffia nelle zone della Maremma e altre aree, rischia di trovare acqua salata!”.

Cosa fare di fronte a questa naturale rischiosità di un territorio geologicamente giovane – l’Italia è nata 200 milioni di anni fa – con due terzi di territorio tra montagne e collina, un pontile lanciato nel mare?

Ricordando che l’Italia è il Paese europeo che ha vissuto un’incredibile trasformazione urbanistica passando dal 1950 a oggi dal 2,3% di territorio urbanizzato all’ 8,3% (dato ISPRA), il segretario ha invocato un’inversione di rotta perché si può costruire sì, ma non su aree franose, alluvionali, golenali. “Abbiamo accettato una logica emergenziale che costa 100 volte di più della prevenzione: spendiamo in media all’anno quasi quattro miliardi per riparare i danni di terremoti, quasi tre miliardi e mezzo per riparare i danni di alluvioni e frane e poi altri 500 milioni per mareggiate e altro”.

Dunque…mettere in sicurezza e voltare pagina. Senza più l’alibi della mancanza di risorse. Il Consiglio Nazionale degli ingegneri ha calcolato in 100 miliardi di euro la spesa complessiva per mettere in sicurezza l’edilizia pubblica, privata a religiosa. “Si dirà una cifra enorme, ma l’Aquila 2009 ci costa 17,4 miliardi, l’Emilia 2012 13 miliardi, il centro Italia 2016/17 23.5 miliardi. Oltre 53 miliardi negli ultimi tre terremoti!”.

Le tecnologie ci aiutano e ci aiuteranno. L’esempio di Restart, la piattaforma tecnologica multistrato finanziata dall’Agenzia di Coesione che l’Abdac ha realizzato ed è già operativa. “usiamo – ha spiegato D’Angelis – tecnologie geospaziali per controllare i nostri rischi e permettiamo di visionare queste mappe ai tecnici e della Protezione Civile nei 138 comuni del Cratere. Stiamo estendendo Restart all’intera area del Distretto inserendoci le proiezioni climatiche con il Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici e associando anche le Università.

“Tutto questo lavoro – ha annunciato il segretario dell’Autorià – verrà presentato il 29 aprile alle regioni con l’avvio della gara per creare un sistema, una rete di ‘laghi della tranquillità’, una serie di invasi per fermare a monte della valle dell’Orvietano e dell’Alto Lazio qualcosa come 50milioni di m3 di acqua di piena che possono arrivare in particolare dal fiume Paglia e dai suoi affluenti e confluire nel Tevere. Il finanziamento del Ministero delle Infrastrutture servirà per questo grande progetto di sicurezza che sarà preceduto da un dibattito pubblico nei 25 comuni interessati e nelle tre Regioni e sarà coordinato da Endro Martini”.

Risorse, competenze, tecnologie. E anche la naturale rischiosità dell’Italia può essere ridotta. L’occasione è irripetibile e, ha concluso D’Angelis, “il contributo di tutti, necessario”.

Data di ultima modifica: 09/04/2021
Data di pubblicazione: 09/04/2021